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Le cause pendenti

In aggiunta ai contenziosi con clienti, fornitori e pubblica amministrazione per i quali si rimanda ai relativi capitoli di questo bilancio, a fine 2011 risultano altresì pendenti 160 procedimenti che riguardano tipologie eterogenee relative prevalentemente a richieste di risarcimento danni connessi alla gestione dei servizi svolti da Hera.
A fine 2011 sono pendenti 88 procedimenti penali passivi, di cui 28 attivati nel 2011. Tali procedimenti riguardano in massima parte l'omissione dell'osservanza di prescrizioni o norme in materia ambientale senza che ne siano derivati danni rilevanti all'ambiente. Nel corso del 2011 si sono conclusi 48 procedimenti penali prevalentemente con provvedimenti di archiviazione o assoluzione.

In riferimento all'esplosione causata da una fuga di gas da una condotta interrata posata in sede stradale avvenuta il 23 dicembre 2006 a San Benedetto del Querceto, località dell'Appennino bolognese, in seguito alla quale una palazzina è crollata e cinque persone sono morte, si è conclusa la fase delle indagini preliminari nell'agosto 2009 e il Pubblico Ministero ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per 6 dipendenti e per 5 ex dipendenti del Gruppo Hera. A fine 2011 è stato disposto il rinvio a giudizio di un dipendente di Hera. È iniziata l'escussione dei testi e sono state fissate le udienze a tutto l'anno 2012.

Per quanto riguarda l'impianto di Forlì è pendente un procedimento penale a carico di alcuni dirigenti di Herambiente.
Il processo ha prima riguardato le lamentate lesioni personali derivanti dalle emissioni in atmosfera prodotte dal termovalorizzatore. Nel procedimento si erano costituite in qualità di parti civili, associazioni ambientaliste, mediche e comitati di cittadini oltre ai famigliari di un bambino, deceduto in corso di procedimento, che si assumeva avesse contratto una patologia in ragione delle emissioni dell'impianto.
La perizia depositata dal Consulente del Giudice aveva concluso che non era individuabile un nesso causale tra la malattia contratta dal bambino e l'esposizione ambientale a inquinanti emessi dall'inceneritore e, con provvedimento notificato in data 24 novembre 2010, il Giudice del Tribunale di Forlì aveva disposto l'archiviazione richiesta dal PM relativamente alle imputazioni riguardanti le lesioni colpose.
Nell'ambito del procedimento il PM aveva presentato istanza di sequestro preventivo dell'impianto di termovalorizzazione di Forlì in quanto ritenuto pericoloso, istanza rigettata dal Tribunale di Forlì, appellata dal PM e rigettata Tribunale per il riesame. Il successivo ricorso per Cassazione presentato dal PM in data 07/01/2011 si è concluso con la sentenza della Corte Suprema di Cassazione di rigetto assunta in data 13/07/2011 che motiva affermando che la connotazione del pericolo prospettato dall'accusa non è stata dimostrata nella sua concretezza e attualità, ma risulta "sostanzialmente fondata su elementi presuntivi che non evidenziano una reale possibilità di compromissione degli interessi attinenti alla protezione della salute e dell'ambiente".
Ora il procedimento prosegue a carico di alcuni dirigenti di Herambiente per quanto attiene alle "problematiche tecniche" relative all'impianto di incenerimento ossia agli aspetti di potenziale inquinamento e di sospette violazioni amministrative.